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Clust-ER Health a Labotec 2025: verso una nuova cultura ecologica della ricerca scientifica

Alla fiera prima edizione della fiera Labotec 2025 di Parma, che si è tenuta a fine ottobre in concomitanze con la nota fiera del settore alimentare CibusTech, il Clust-ER Health Emilia-Romagna ha partecipato insieme ai Tecnopoli regionali che svolgono diverse attività nell’ambito della ricerca e sviluppo, con una importante componente di servizi a supporto delle attività di laboratorio. In questa occasione si sono svolti diversi incontri di networking e approfondimento del ruolo che il Clust-ER Health può avere come attore dell’ecosistema nella creazione di connessioni tra attori del territorio, ma anche per l’attrazione di investimenti.

Ha inoltre portato in scena una riflessione cruciale per il futuro della ricerca: come rendere i laboratori scientifici più sostenibili, non solo nelle pratiche ma anche nel pensiero.

Con il workshop “Green Labs: processi, strumenti e visioni per una nuova cultura ecologica della ricerca scientifica”, il Clust-ER Health — insieme ai tecnopoli regionali e ad altri attori chiave dell’ecosistema — ha aperto un dialogo concreto su come ridurre l’impatto ambientale della ricerca e dell’innovazione per la salute, connettendo esperienze, strumenti e visioni.

Dal green lab al green thinking

Ad aprire i lavori, Nicole Ticchi (Clust-ER Health) ha invitato a guardare oltre le buone pratiche tecniche per abbracciare un vero e proprio cambio culturale: “La sostenibilità nella ricerca non è un’etichetta, ma un modo diverso di pensare, progettare e connettere i processi scientifici”.
L’obiettivo: trasformare i laboratori in ecosistemi consapevoli, dove ogni scelta — dai materiali ai protocolli, dall’energia alle tecnologie digitali — diventa un atto di responsabilità verso le persone e il pianeta.

A seguire, i tecnopoli dell’Emilia-Romagna hanno mostrato come la sostenibilità possa tradursi in pratica quotidiana di ricerca.

  • Paolo Celli (Tecnopolo di Bologna-Ozzano) ha provocatoriamente chiesto: “Ma la ricerca scientifica inquina?”, riportando esempi di riduzione dell’impatto ambientale nei laboratori e percorsi di formazione del personale tecnico su metodologie più green.
  • Valentina Benfenati (CNR – Tecnopolo di Bologna) ha intrecciato il tema con il paradigma One Health, sottolineando la necessità di materiali e processi che salvaguardino la salute umana e quella dell’ambiente.
  • Leone De Biagi (Tecnopolo di Mirandola) ha presentato il progetto 3D_MAB, che attraverso il bioprinting di tessuti umani mira a superare i modelli sperimentali tradizionali, riducendo l’uso di animali e migliorando la riproducibilità dei test.
  • Elena Cavassi (IRST IRCCS di Meldola) ha mostrato la piattaforma 3D-PIONEER, dedicata allo screening sostenibile di farmaci e terapie cellulari per il glioblastoma multiforme, integrando modelli 3D e pratiche di drug repurposing per un approccio più etico e circolare.

Il workshop ha messo in luce come l’Emilia-Romagna stia costruendo un modello di innovazione sostenibile fondato sulla collaborazione tra cluster, università, tecnopoli e imprese. Un approccio sistemico che vede la sostenibilità non come vincolo, ma come leva di qualità scientifica e competitività, capace di migliorare i risultati, ridurre sprechi e promuovere una ricerca più trasparente e responsabile.

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I Clust-ER sono finanziati dai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna - POR FESR 2021-2027