EMERGENZA COVID-19

Imprese e ricerca dell’Emilia-Romagna in prima linea

Che la Regione Emilia-Romagna fosse un ecosistema virtuoso è cosa risaputa ormai da tempo. E anche davanti ad un’emergenza pandemica come quella in atto sono diversi i fronti su cui impresa e ricerca si stanno muovendo e creando sinergia per fare fronte sia alle necessità pratiche che di caratterizzazione da un punto di vista scientifico per conoscere in maniera più approfondita il nuovo virus.

Ricerca all’avanguardia a partire da CINECA che, grazie alla potente strumentazione e alla elevata capacità di calcolo, sta simulando il comportamento delle proteine che consentono al virus di replicarsi in modo da poter testare virtualmente le molecole farmaceutiche più efficaci a inibire il virus per poi passare alla fase di validazione in laboratorio. La ricerca tramite i supercalcolatori, infatti, è ormai di grande supporto alla ricerca tradizionale, permettendo di accorciare notevolmente i tempi per lo sviluppo di farmaci. I risultati delle simulazioni saranno poi analizzati tramite la piattaforma Exscalate, già utilizzata nello studio del virus Zika e sviluppata nell’ambito di una collaborazione con Dompè e Policlinico di Milano.

Sul fronte della prevezione, fra le azioni che mirano a limitare la diffusione del contagio grazie ai dispositivi di protezione individuale, il Tecnopolo “Mario Veronesi” di Mirandola, cuore del distretto biomedicale emiliano, coordina le attività per l’immissione sul mercato in deroga delle mascherine chirurgiche classificate come dispositivi medici. In particolare si sta occupando di supportare le imprese produttrici che intendono procedere con la preparazione della documentazione tecnica necessaria a dimostrare i requisiti di sicurezza e di performance, nonché di coordinare i test presso i propri laboratori per dimostrare la sicurezza in accordo alla normativa ISO 10993-1:2010 e la stesura della valutazione biologica su base bibliografica.

Anche la ricerca applicata dell’Università di Bologna sta concretizzando, in collaborazione con le imprese locali, l’utilizzo di nuovi materiali per la produzione di mascherine. In collaborazione con la ditta GVS di Zola Predosa, fra i leader mondiali nella produzione di filtri e materiali filtranti, i ricercatori stanno sperimentando una produzione pilota di materiali nanostrutturati, grazie alla sinergia di competenze trasversali che comprendono la chimica dei polimeri, l’ingegneria meccanica, l’ingegneria elettrica e l’ingegneria chimica.

Analogamente, è sempre dalla ricerca bolognese e da una collaborazione con la Lombardia che arriva un nuovo dispositivo in grado di collegare un solo respiratore per fornire ossigeno a due pazienti, fornendo così la possibilità di raddoppiare i posti disponibili in terapia intensiva. Già testato con successo al Policlinico Sant’Orsola, il prototipo è stato realizzato in sole 72 ore da Intersurgical, azienda del distretto biomedicale di Mirandola. Partirà quindi a breve la produzione e la distribuzione nelle province più colpite dal virus in cui la capacità ricettiva dei reparti di terapia intensiva è gravemente colpita.

Se riteniamo scontato che siano le aziende notoriamente attive nella produzione di dispositivi medicali ad attivarsi e ad accelerare la realizzazione di nuove soluzioni, veniamo smentiti dall’esempio di Ferrari, noto marchio di auto di lusso, che ha reso nota l’intenzione di fabbricare nel suo stabilimento di Maranello parti per gli apparecchi di ventilazione, di cui gli ospedali hanno urgentemente bisogno per le persone ricoverate in terapia intensiva. In particolare, Ferrari e Fca, insieme al produttore di componenti automobilistici Magneti Marelli, stanno eseguendo una serie di valutazioni di fattibilità con la Siare Engineering International di Bologna, numero uno in Italia per le macchine per la ventilazione, al fine di cercare soluzioni e aumentare la produzione di questi apparecchi salvavita.

Pur avendo annullato tutte le commesse estere, infatti, non riesce a stare al passo con la domanda degli ospedali italiani e, se l’Esercito italiano ha mandato 25 suoi tecnici per fronteggiare il picco di lavoro nello stabilimento in Valsamoggia, ora Ferrari ha aperto le porte per supportare anche la produzione di componentistica e l’assemblaggio dei respiratori, mettendo a disposizione in particolare gli impianti e l’expertise emiliani.

Sono tante le azioni che le aziende emiliano-romagnole stanno mettendo in atto in queste settimane, con modalità differenti, per fornire aiuti e materiali alle zone più colpite dall’epidemia di Covid-19, come quella messa in atto da Chiesi Farmaceutici per la fornitura di disinfettanti alla capitale a inizio marzo. Iniziative che troveranno sinergia con altre realtà per la salvaguardia della salute dei cittadini nell’intero periodo di emergenza che questa pandemia richiederà.

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